Pmi in crisi di liquidità: la necessità del cambiamento per avere accesso al credito

Di seguito l'articolo scritto per la newsletter del Consorzio Camerale per il credito e la finanza sulla necessità del cambiamento per le PMI in crisi di liquidità.
Articoli | 31 Mag 2018
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C’è un tema che accomuna le imprese italiane di tutte le dimensioni: la necessità di reperire fonti di finanziamento per realizzare i propri progetti e per sostenere la propria continuità.

Mentre per le aziende sane e di grande dimensione le porte del credito si aprono facilmente, lo stesso non accade per le PMI, sia che si tratti di nuove realtà come le cosiddette “start up”, sia che si tratti di aziende storiche con indiscusso potenziale ma con qualche difficoltà nel generare flussi di cassa. Infatti, da una parte, le aziende più nuove e innovative, le start up, sono caratterizzate dall’incertezza circa il loro risultato futuro, dalla mancanza di possibilità di fornire garanzie, dall’assenza di un passato e di situazioni comparabili; dall’altra, le PMI mature e in crisi di liquidità non godono di sufficiente credibilità perché non in grado di garantire la sostenibilità dell’impegno finanziario.

Eppure è proprio il mercato economico di oggi che, imponendo il cambiamento del modo di fare impresa, genera indistintamente la crescente domanda di risorse finanziarie: internazionalizzazione, crescente regolamentazione, tracciabilità dei flussi finanziari, block chain, fatturazione elettronica, valute digitali, sono solo alcuni dei temi che già stanno influenzando le imprese italiane.

Adeguarsi al cambiamento significa prima di tutto necessità di investire; senza il sostegno finanziario tutte le PMI saranno messe ai margini a prescindere che si tratti di aziende innovative o tradizionali mature.

La finanza alternativa ha cercato di colmare l’assenza del sistema creditizio tradizionale attraverso l’offerta di prodotti declinati sulle singole esigenze, flessibili e veloci. La tecnologia ha permesso di creare un nuovo modo di fare finanza attraverso l’ottimizzazione dei processi e la specializzazione dell’offerta: piattaforme di crowdfunding, invoice trading, marketplace lending, trade finance sono solo alcune delle soluzioni innovative già disponibili.

È in quest’ambito, quello connesso alla tecnologia finanziaria, che si apre il divario tra aziende innovative e aziende tradizionali.

Le start up, per loro intrinseca natura, nascono già compatibili con i nuovi sistemi tecnologici e mentalmente aperte a soluzioni non bancarie. Questo non accade per le PMI tradizionali abituate al rapporto bancario e ad essere poco propense a rilasciare informazioni circa il proprio stato di salute.

Inoltre, ed è questa un’importante differenza rispetto alle aziende tradizionali, le start up hanno alla base un progetto che sanno raccontare, si presentano con un business plan pluriennale, offrono informazioni e utilizzano lo stesso linguaggio dei nuovi operatori.

Il gap che le aziende tradizionali devono colmare per poter accedere alle fonti di finanziamento alternative è ampio ma non impossibile da accorciare.

Il primo passo da compiere riguarda il forte cambiamento culturale che dovrà passare per tutti i livelli aziendali, a partire dalla proprietà sino alla base, passando per il management e per le funzioni più operative.

Sarà poi la ricca disponibilità di risorse finanziarie tecnologiche unita alla sempre più accesa fame di finanziamento delle PMI che insieme toglieranno ogni freno alla volontà di cambiamento.

Il cambiamento culturale dovrà liberare le PMI italiane dai loro più radicati limiti. La figura dell’imprenditore solo al comando in assenza di figure manageriali, l’opacità delle informazioni ai terzi, la mancanza di piani numerici per il futuro, l’assenza di adeguati assetti organizzativi, la scarsa patrimonializzazione sono tutti temi di cambiamento che le PMI dovranno affrontare in fretta.

Ai temi per così dire più classici quali quelli appena indicati, si aggiunge la necessità di superare le barriere linguistiche che ostacolano le PMI per il raggiungimento dei finanziamenti alternativi.

Si tratta di imparare (ed insegnare) un nuovo linguaggio per far capire alle PMI che i finanziatori valutano gli affidamenti sulla base di informazioni che gli consentono di determinare il prezzo e il rischio del loro investimento attraverso sistemi di rating e di scoring.

Si tratta di insegnare (ed imparare) che esistono nuove fonti di finanziamento quali, ad esempio, la possibilità di smobilizzare i propri crediti commerciali attraverso sistemi di negoziazione “on line” simili ai mercati di borsa, con il vantaggio di liberare il circolante e velocizzare gli incassi in alternativa ai canali tradizionali del factoring che dipendono dalle logiche del sistema tradizionale.

Per aver accesso a questi nuovi canali occorre però che le aziende declinino i propri assets nei termini richiesti dalla nuova finanza e cioè le PMI devono essere in grado di rilasciare informazioni in maniera digitale attraverso un processo di digitalizzazione dapprima dell’intera area finanza per poi passare a tutte le altre aree, dal risk management fino alla compliance. Questo consentirà alle aziende di dialogare tra loro e con i possibili investitori/finanziatori attraverso un mondo digitale che permetterà di colmare i bisogni di quello reale.

Questa visione appare quasi futurista quando si pensa che molte PMI, anche di dimensione ragguardevole, si trovano ancora ad affrontare temi quali l’inserimento di figure manageriali, l’implementazione di sistemi di controllo di gestione, la redazione di un documento indispensabile quale il business plan.

I tempi stanno cambiando ad un passo assai rapido e per le PMI italiane sarà necessario mettersi presto in pista per non perdere il treno del futuro.

Un cambiamento così radicale e penetrante non può però essere rimesso alla sola volontà e capacità delle singole aziende. Il cambiamento dovrà essere il risultato della cooperazione tra istituzioni, imprese e consulenti specializzati.

Parlare di cambiamento significa infatti esporre l’azienda a rischi importanti e alla necessità di guardare in faccia temi sottaciuti e messi in secondo piano. E se in fianco alla PMI non ci sarà una sentinella preparata, specializzata ed esperta nei processi di cambiamento, dalla governance all’implementazione del business plan, il salto invece che verso la crescita condurrà dritto al declino.

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